Andiamo oggi a vedere il lancio del Famicom (finalmente direi xD) dall’impatto che questo avrà sia sul mercato, che sulla compagnia che su tutti i giocatori 😀

Yamauchi fece togliere tutti i dispositivi estranei per risparmiare, ma disse agli ingegneri di includere, per un costo futile circuiti e connettori che potevano inviare e ricevere segnale invariato al processore centrale. Il connettore poteva aprire la via per eventuali espansioni – l’aggiunta di qualunque cosa, dal modem alla tastiera.

Questo il motivo per cui la console venne chiamata in seguito il cavallo di troia di Yamauchi: si era infilata nei soggiorni con nient’altro che un paio di joystick, innocentemente come dei giocattoli, che già includevano la possibilità di fare molto più che giocare. “Nelle prime fasi dello sviluppo della console, abbiamo previsto queste possibilità,” si legge in un report dell’azienda del 1989. “In quanto tale, abbiamo costruito un’interfaccia di comunicazione e provvisto di un presa di connessione per un adattatore.” Uemura modestamente dice che il piano funzionò così bene perchè “siamo stati fortunati”. Ma Genyo Takeda, un amico di Uemura, dice, “Era talmente dilettante che quando Yamauchi gli disse di fare questa cosa, non sapeva neanche che non poteva essere fatta.”

C’erano da prendere decisioni estetiche e pratiche lungo la strada. L’ossessione di Steve Jobs per progettare il mouse perfetto per l’originale Macintosh non era maggiore dell’attenzione di Yamauchi ai dettagli dei controller. Doveva avere uno o due o più pulsanti? La forma della console doveva essere quadrata o tonda? Che colore doveva essere, un grigio come un computer o un beige o un colore più giocoso? La forma avrebbe dovuto richiamare più un giocattolo o un computer? (le risposte vennero fuori così: due pulsanti sulla parte destra del controller più un pad direzionale, nel parte di sinistra, e un semplice microfono attraverso il quale poter “parlare” alla console; più ammorbidito, meno minaccioso e dai bordi arrotondati; e plastica rossa e bianca, per farlo sembrare come un giocattolo.)

L’anno 1983 fu significativo per Nintendo. Infatti, non solo Yamauchi fece ampliare il nuovo impianto Uji per incrementare la capacità produttiva della compagnia, ma le azioni dell’azienda, vennero inserite nel primo livello della borsa di Tokyo (Tokyo Stock Exchange) e dopo una maratona durata ormai mesi, lavorando segretamente, finalmente la console fu creata.

La console fu venduta per più di quello che era stato pianificato (circa 100$), ma era ancora meno della metà del prezzo dei concorrenti. A maggio, si rivolsero al gruppo Shoshin-kai, un gruppo di grossisti in modo tale da poter vendere il prodotto su larga scala ed in poco tempo. Yamauchi ammise che il prezzo della console era tanto basso che i grossisti non avrebbero fatto grossi guadagni con esso.”Ma,” disse,”garantisco che venderà parecchio per via dei grandi giochi.” Li supplicò di prendere la console a dispetto del basso margine di guadagno. “Scordate i grandi profitti sull’hardware,” disse, “perchè è solo uno strumento per vendere i software. Qui è dove dobbiamo fare i nostri soldi.” All’incontro, Yamauchi annunciò il nome della nuova console.”Qui”, disse, “in Giappone il primo Family Computer.” Che aveva ribattezzato, in breve, Famicom.

Spinti da una pressante pubblicità, 500.000 Famicom presero il volo dagli scaffali nei primi due mesi. Sei mesi dopo, comunque, accadde una catastrofe, prima del nuovo anno giapponese, nella stagione più redditizia per l’industria dei giocattoli. In un primo momento arrivarono poche chiamate da parte dei rivenditori. Poi sempre più. Masayuki Uemura e Gunpei Yokoi furono chiamati nell’ufficio di Yamauchi, dove gli venne riferito che alcuni giochi per Famicom causavano il blocco della console.

Gli ingegneri tornarono nervosamente ai loro laboratori cercando di replicare i malfunzionamenti. Finalmente, venne trovato, un problema con un circuito integrato che si bloccava quando un certo numero di informazioni viaggiavano attraverso il circuito, come un tamponamento a catena su un’autostrada mal progettata.

Tornarono faticosamente all’ufficio di Yamauchi e spiegarono il problema e la soluzione richiesta. Il circuito sul chip doveva essere corretto. Si aspettavano che Yamauchi andasse su tutte le furie, visto che il problema sarebbe costato parecchio per Nintendo.

Yokoi suggerì che la compagnia avrebbe potuto rimpiazzare le unità qualora i clienti avessero reclamato. Hiroshi Imanishi, che stava lavorando sul marketing della nuova console, disse che il problema poteva essere più grave di qualunque numero di unità con chip difettosi; poteva costare più di centinaia di migliaia di yen, forse milioni, riparare o rimpiazzare le console, ed inoltre avrebbe deluso l’opinione dei clienti di Nintendo.
Peggio ancora, gran parte della finestra di tempo che Yamauchi aveva ipotizzato di un anno – anno che sarebbe servito ai concorrenti per cercare di copiare la console Nintendo e rilasciarne una nuova. Sarebbe andato tutto perduto. Un ritardo del genere, avrebbe permesso ai concorrenti di piombare nel mercato e catturare i clienti che Nintendo aveva guadagnato lavorando duramente, e nel quale aveva speso energie e soldi, per poter vincere.

Yamauchi ascoltò le opinioni dello staff ma le ignorò.”Richiamatele” disse.

Le console nei negozi e nei magazzini furono tolte dagli scaffali e rimandate allo stabilimento di Uji, e rimaneggiate(il chip difettoso venne rimpiazzato). Alla fine, Nintendo perse milioni di dollari mancando la stagione delle vendite, ma la scommessa di Yamauchi diede i suoi frutti.

Dopo il primo milione di console Famicom vendute, non c’era ancora segno di rallentamento. Ad un tratto un milione di famiglie avevano un Famicom e volevano disperatamente i giochi; Nintendo poteva vendere tutto quello che produceva. Yamauchi vide come l’enfasi di Nintendo spostò l’accento dal mercato limitato degli hardware, all’illimitato per software.

I rivenditori disperati chiamavano Nintendo, chiedendo affannosamente il prodotto che andava puntualmente tutto esaurito. Nuovi giochi vennero anticipati con un fervore che scosse i proprietari dei negozi, distributori, e genitori. I ragazzi infatti, si accampavano fuori dai grandi magazzini e dai negozi di giocattoli per cercare di afferrare una copia dei giochi prima che andassero esauriti. La Nintendomania era iniziata, e Yamauchi, prendendo più soldi di quanto avesse mai visto prima, non riuscì ad alimentare la frenesia abbastanza velocemente.

Il successo del Famicom fu senza precedenti. Alla fine le quattordici console concorrenti, nei videogames per casa, si ritirarono dal mercato. La MSX fu messa a posto come personal computer e non come console per videogiochi. Sega, una piccola azienda di videogiochi per sale-giochi (scusate il gioco di parole), rilasciò un concorrente chiamato SG-1000 lo stesso anno che Nintendo rilasciò Famicom, ma in poco tempo svanì. E a dispetto delle console aggiornate rilasciate da Atari, Nintendo non aveva concorrenza di cui poter parlare. Quella che era iniziata come l’impresa della famiglia Yamauchi, poco appariscente, era ora sulla strada per diventare una delle aziende più grandi nella storia del Giappone, se non di tutto il mondo.

Abbiamo concluso con questo articolo, un pò più lungo degli altri, il grande capitolo della storia iniziale di Nintendo 🙂 Ne abbiamo viste parecchie durante questi anni di storia, dal primo Yamauchi artigiano, al nostro Yamauchi di Nintendo, ma tra alti e bassi l’azienda, mutando ed adattandosi ai cambiamenti e ai problemi che ha dovuto affrontare, è riuscita ad arrivare sana e salva agli anni 80′.

Nei prossimi articoli potrebbe cambiare qualcosa dal punto di visto narrativo o del tipo di format, stiamo discutendo anche di questo, visto che è tutto un work in progress e ci teniamo particolarmente a voi lettori che ci seguite anche in queste remote lande 🙂 Spero solo che questo e tutto quello che facciamo, sia apprezzato e riesca a farvi condividere e provare la stessa passione con il quale spendiamo tempo ed energie per potervi informare e darvi informazioni puntuali sui nostri cari videogiochi. Qualora vogliate lasciare un commento o un messaggio privato o un qualche tipo di feedback, sarebbe veramente apprezzato e verrà tenuto, senza ombra di dubbio, in considerazione. Bè, detto questo alla prossima 😀